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KLIMT E I SUOI COMMITTENTI

 

Se volgiamo lo sguardo al rapporto tra Klimt e i suoi committenti, siamo destinati a confrontarci con un evento che, rispetto alla questione, fa da spartiacque: la commessa pubblica per decorare il principale ambiente di rappresentanza dell’Università di Vienna, vale a dire la sua Aula Magna. La vicenda scuote le anime dei contemporanei

La Secessione Viennese riscuote fin da subito  un notevole interesse e nel 1898 a Klimt viene commissionato  questo importante incarico. La commessa è molto prestigiosa e palesa l’acquisita rilevanza dell’artista nel panorama culturale dell’epoca, ma le sue opere incontrano opinioni tutt’altro che unanimi e infatti già nel 1900 esplode la polemica, quando la visione del primo dipinto, Filosofia, scatena la protesta di 87 professori universitari che, in una lettera sdegnata al Ministero della Cultura e dell’Istruzione invitano il committente a riesaminare l’incarico. Sulla stampa si grida allo scandalo, la polemica assume toni accesi e coinvolge tutta l’intellighenzia viennese.

Il dibattito si arroventa ulteriormente con la presentazione della seconda opera, Medicina, nel 1901: la presenza di una donna incinta che assieme alla colonna di corpi aggrovigliati fluttua nel vuoto gli vale l’accusa di essere un’orgia anatomica insensata. La vicenda scatena le passioni dei viennesi e ben 38000 visitatori accorrono a vedere l’opera, attratti da tante denunce di immoralità. Addirittura, nel 1903, terminata anche Giurisprudenza, si giunge a una interrogazione parlamentare e la commissione ministeriale è posta nella condizione di dover dichiarare le opere di Klimt inadatte all’Aula Magna, proponendo invece di esporle nella Galleria d’Arte Moderna appena costituita. Klimt rifiuta la proposta di una destinazione diversa e, nel 1905, riacquista le sue opere dallo Stato.

Lo scandalo segna così la rottura tra l’artista e il mondo delle istituzioni e da allora Klimt si affida solo al sostegno economico di un’élite culturale che ne colleziona le opere o gli commissiona ritratti. Diventa una figura ancor più carismatica nell’ambiente viennese, presidente della Secessione e circondato dall’entusiasmo della ricca e colta borghesia ebraica, ma è costretto a rinunciare a quella che era la sua vera ambizione: la realizzazione di grandi incarichi pubblici, che a suo avviso sono gli unici a garantire la possibilità di un’arte non elitaria, che integri la pittura e l’architettura e ribalti la logica quadro-oggetto-merce.

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